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Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

Vegliate e pregate in ogni momento

Vivere in questo presente nel pensiero di Cristo


Vegliate e pregate in ogni momento

Lc 21,34-36

Gesù esortò i suoi discepoli e disse: «34 Badate bene! Non lasciatevi intontire da orge e ubriachezze! Non abbiate troppe preoccupazioni materiali! Altrimenti diventerete pigri, vi dimenticherete del giorno del giudizio, e quel giorno vi pioverà addosso improvvisamente. 35 Infatti esso verrà su tutti gli abitanti della terra come una trappola. 36 Voi invece state svegli e pregate in ogni momento. Avrete così la forza di superare tutti i mali che stanno per accadere e potrete presentarvi davanti al Figlio dell'uomo».

 

Commentando questo brano di Vangelo, John Henry Newman (1801-1890), Cardinale, fondatore di una comunità religiosa, teologo, nel suo discorso «Watching», così disse:

«"Vegliate", ci dice Gesù con insistenza… Non dobbiamo soltanto credere, ma vegliare; non basta semplicemente amare, ma vegliare; non solo ubbidire, ma vegliare. Vegliare perché? Per questo evento supremo: la venuta del Cristo… Si capisce che si tratta di una chiamata speciale, un dovere che altrimenti non ci sarebbe venuto in mente.

Abbiamo un’idea generale di cosa vuol dire credere, amare, ubbidire, ma cos’è vegliare?... Veglia in attesa del Cristo chi conserva lo spirito sensibile, aperto, sul ‘chi vive’, che resta vivo, sveglio, pieno di zelo per cercarlo e onorarlo. Desidera trovare Cristo in tutto quanto accade… E veglia con Cristo (Mt 26,38) chi, pur guardando all’avvenire, guarda anche il passato, e contempla quanto ha fatto per lui il Salvatore, non dimenticando quanto Cristo ha sofferto per lui. Veglia con Cristo chi ricorda e rinnova in sé la croce e l’agonia di Cristo, chi porta con gioia la tunica che Cristo ha portato fino alla croce e che ha lasciato dopo l’Ascensione.

Gli scrittori ispirati esprimono spesso nelle loro lettere il desiderio della seconda venuta, ma non dimenticano mai la prima: la croce e la resurrezione… Così San Paolo invita i Corinti ad attendere la venuta del Signor Gesù Cristo (1Cor 1,7-8) e non manca di dir loro di “portare sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo” (2Cor 4,10)… Il pensiero di ciò che Cristo è oggi non deve cancellare il ricordo di cosa è stato per noi… Nella santa comunione vediamo contemporaneamente la morte e la resurrezione di Cristo, ci ricordiamo dell’una e dell’altra, gioiamo dell’una e dell’altra. Noi stessi ci offriamo e riceviamo una benedizione.

Vegliare è dunque vivere distaccati dal presente, vivere in ciò che non si vede, vivere nel pensiero di Cristo, come è venuto una prima volta e come deve venire, desiderare la seconda venuta partendo dal ricordo amante e riconoscente della prima.



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