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Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

Un viaggio alle origini della nostra fede

Pellegrinaggio parrocchiale in Terra Santa


Un viaggio alle origini della nostra fede

Recarsi in Terra Santa non è come andare verso una qualsiasi altra meta di Pellegrinaggio, ma è un'esperienza molto forte, un vero e proprio viaggio nello spazio e nel tempo, che costringe a mettere a confronto l'idea che ciascuno di noi ha nella propria mente degli eventi raccontati nel Vangelo, con uno spazio reale, nella sua difficoltà e contraddizione, fino a toccare con mano alcuni luoghi e spazi veramente percorsi da Gesù. 

Il pellegrinaggio che in 18 abbiamo vissuto lungo le strade della Galilea e della Giudea, infatti, ci ha portati a visitare alcuni dei luoghi più importanti della vita di Gesù: Betlemme, la città in cui Gesù è nato, Nazareth dove ha passato gran parte della sua infanzia e della sua vita familiare con Giuseppe e Maria, Cafarnao che potremmo definire il suo "campo base" durante il periodo di vita pubblica, e poi ancora Magdala, Tabga, il Tabor e Gerusalemme con tutti i luoghi della passione.

Percorrere queste strade ci ha aiutato a comprendere quanto imperscrutabili siano le scelte di Dio: far crescere Suo Figlio in un piccolo borgo sperduto tra i saliscendi della Galilea, in una piccola famiglia di un piccolo insignificante paese, in un popolo sottomesso ai romani.

Toccare con mano questa terra di contraddizioni e di conflitti, tutt'oggi presenti, è un'esperienza che ti segna: è difficile per noi occidentali entrare in una mentalità completamente diversa dalla nostra e cercare di capire i conflitti che ancora oggi la abitano. In questa terra infatti vivono fianco a fianco, in un equilibrio a volte precario, diverse etnie che si suddividono in diverse religioni: ebrei, palestinesi di fede islamica, palestinesi di fede cristiana, cristiani di lingua ebraica, senza considerare che i cristiani si dividono tra varie chiese (ortodossi, cattolici, armeni, copti ecc)!

Anche la semplice organizzazione dei luoghi sacri, divisi nella complessa gestione tra le varie confessioni religiose, può sembrare a prima vista come qualcosa di anacronistico e lontano da noi, così legato al rispetto dello status quo stabilito. Ma proprio qui, nelle difficoltà della convivenza tra cultura e fede, nella costante tensione che si può respirare, emerge forte il senso di appartenenza e l'importanza di essere proprio nei luoghi vissuti da Gesù.

Infine, colpisce la richiesta di aiuto che i cristiani di questi luoghi fanno a noi che viviamo in situazioni tranquille dove esprimere la propria fede non è in alcun modo pericoloso ne discriminante.

"Non lasciateci soli" ci hanno detto, insieme all'invito a raccontare ciò che abbiamo visto e all'invito a tornare in questi luoghi: un luogo che prima o poi ciascuno dovrebbe visitare, in cui ciascuno di noi lascia un pezzettino del proprio cuore.



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