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Stranieri alle porte

Proposta editoriale per il mese di gennaio


Stranieri alle porte

Il nuovo anno ci invita a guardare dentro al fenomeno migratorio per capire molte cose. Il gruppo parrocchiale della Buona Stampa propone la lettura del testo del sociologo Baumann "Stranieri alle porte".

IL LIBRO

Sempre più spesso apprendiamo notizie di uomini, donne e bambini che, costantemente provati da guerre, povertà e persecuzioni di ogni genere, bussano  insistentemente alle nostre porte. Per questo il Gruppo della Buona Stampa si sente interpellata ad offrire un’analisi lucida e illuminante del fenomeno migratorio. La proposta di questo mese è  “Stranieri alle porte” di Zygmunt Bauman (sociologo e filosofo recentemente scomparso) ed. La Feltrinelli.

È dall'inizio della modernità che alla porta dei popoli bussano profughi in fuga dalla bestialità delle guerre e dei dispotismi o dalla ferocia di una vita la cui unica prospettiva è la fame. Per chi vive dietro quella porta i profughi sono sempre stati stranieri. Solo che oggi è stato scatenato un vero e proprio attacco di 'panico morale', il timore che un qualche male minacci il benessere della società. Quei nomadi - non per scelta, ma per il verdetto di un destino inclemente - ci ricordano in modo irritante, esasperante e raccapricciante quanto vulnerabile sia la nostra posizione nella società e fragile il nostro benessere. Dovremmo soffermarci e intendere le parole di papa Francesco: "Cancelliamo ciò che di Erode è rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c'è nel mondo, in noi, e chiediamoci: chi ha pianto? chi ha pianto oggi nel mondo?".

L'AUTORE

Zygmunt Bauman nasce a Poznań (Polonia) il giorno 19 novembre 1925 da genitori ebrei non praticanti. Successivamente all'invasione delle truppe tedesche nel 1939, quando ha diciannove anni, all'inizio della Seconda guerra mondiale, si rifugia nella zona di occupazione sovietica, prestando poi servizio in una unità militare sovietica.

Dopo la fine della guerra inizia a studiare Sociologia presso l'Università di Varsavia, dove insegnavano Stanislaw Ossowsky e Julian Hochfeld. Inizialmente il suo pensiero è vicino alla dottrina marxista ufficiale; successivamente si avvicina ad Antonio Gramsci e Georg Simmel.

Una epurazione antisemita in Polonia, nel marzo dell'anno 1968 spinge molti degli ebrei polacchi sopravvissuti a emigrare all'estero; tra questi vi sono molti intellettuali che avevano perso la grazia del governo comunista; Zygmunt Bauman è tra loro: nel suo esilio deve rinunciare alla sua cattedra presso l'Università di Varsavia. Dapprima emigra in Israele dove insegna all'Università di Tel Aviv; successivamente accetta una cattedra di Sociologia presso l'Università di Leeds (in Inghilterra), dove a tratti presta servizio come Capo del Dipartimento. Da questo momento in poi, la quasi totalità dei suoi scritti sarà in lingua inglese.

La produzione di Bauman incentra le sue ricerche sui temi della stratificazione sociale e del movimento dei lavoratori, prima di elevarsi ad ambiti più generali come la natura della modernità. Il periodo più prolifico della sua carriera inizia dopo il ritiro dalla cattedra di Leeds, che avviene nel 1990, quando si guadagna una certa stima fuori dal circolo dei sociologi del lavoro con un libro sulla presunta connessione tra l'ideologia della modernità e l'Olocausto.

Le sue più recenti pubblicazioni si concentrano sul passaggio dalla modernità alla postmodernità, e le questioni etiche coinvolte in questa evoluzione. La sua critica alla mercificazione delle esistenze e all'omologazione planetaria si fa spietata soprattutto in "Dentro la globalizzazione" (1998), "Vite di scarto" (2004) e "Homo consumens. Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi" (2007).

Zygmunt Bauman è morto il 9 gennaio 2017 a Leeds, in Inghilterra, all'età di 91 anni.



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