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Siamo qui siamo vivi

Proposta editoriale per il mese di Febbraio


Siamo qui siamo vivi

Questo mese siamo orgogliosi di presentarvi una storia tutta nostra. Perché? Perché è una narrazione come tante altre, purtroppo, di grande dolore e sofferenza, una di quelle che raccontano le vicende di una famiglia ebrea al tempo delle leggi razziali nel periodo fascista, ma è anche una vicenda umana speciale perché grazie alla generosità e all’abnegazione di persone speciali ha un epilogo felice proprio nel nostro territorio. Tra le altre, si sono rivelate fondamentali un ufficiale tedesco e un frate guardiano. Fondamentale è stato il luogo: il convento di Mombaroccio. Il libro è “Siamo qui, siamo vivi” di Roberto Mazzoli ed. San Paolo: buona lettura!

IL LIBRO
“Siamo qui, siamo vivi” (edizioni San Paolo) raccoglie il diario di Alfredo Sarano e della sua famiglia scampati alla Shoah: la pubblicazione è frutto di circostanze provvidenziali, ‘cercate’ con caparbietà dal curatore, il giornalista cattolico marchigiano Roberto Mazzoli. E’ un grande affresco in prima persona di un ebreo che assunse un ruolo importante all’interno della Comunità ebraica di Milano. Giunto in città dall’isola di Rodi nel 1926 per studiare alla Bocconi (Facoltà di Economia e Commercio), vede in breve tempo valorizzate dai correligionari le sue grandi capacità intellettive, umane e lavorative (dopo la guerra diventerà segretario della rinata Comunità ebraica).
Preziosissimo si rivelerà il lavoro di Sarano, che si occupava di riscossione dei tributi, nell’ambito anagrafico. Quando il regime intensificherà le sue richieste di censire gli ebrei (a partire dalla seconda metà del 1938, in concomitanza con le leggi razziali), Sarano – che aveva mostrato simpatia per Mussolini al pari di tanti altri ebrei ed era in ottimi rapporti personali con l’Ufficio anagrafe del Comune di Milano – riuscirà non solo, facendo ostruzione, a rallentare l’allestimento delle liste, ma a nascondere le liste aggiornate, salvando così migliaia di ebrei.
Il diario di Sarano verrà conservato per settant’anni in un cassetto dalle figlie Matilde, Vittoria e Miriam (da tempo in Israele), raggiunte casualmente (o provvidenzialmente) da Mazzoli, che si stava occupando di un ufficiale tedesco, Erich Eder, che nel 1944 aveva aiutato sfollati (e tra loro alcuni ebrei) rifugiati nel convento del Beato Sante a Mombaroccio vicino a Pesaro. Chi erano questi ebrei? La soluzione sta proprio nel diario di Sarano.
“Siamo qui, siamo vivi” (la cui prefazione è di Liliana Segre) presenta nella prima parte il grande affresco di un ambiente che negli anni prima delle leggi razziali è ricco di iniziative imprenditoriali, solidali e di cultura, quello dell’ebraismo milanese, cui negli Anni Trenta si aggiungono migliaia di ebrei profughi dalla Germania. Vengono poi le famigerate norme e la vita degli ebrei deve cambiare: si intensifica però la solidarietà tra loro. Incominciano anche i crudeli bombardamenti alleati e tra gli sfollati troviamo anche la famiglia di Sarano, che si trasferisce a Pesaro: Alfredo fin quando può resta comunque a Milano. Pesaro essendo occupata dai tedeschi, i Sarano trovano ospitalità nella proprietà di un contadino di Mombaroccio, Gino Ciaffoni. Lì vicino c’è il convento del Beato Sante, il cui guardiano è padre Sante Raffaelli, che rischiava quotidianamente la vita per dare ospitalità ai ricercati di vario tipo da Questura e Comando tedesco. Pochi sapevano che i Sarano erano ebrei e quei pochi non tradirono. Con l’avanzata alleata anche sul litorale Adriatico, Mombaroccio diventa crocevia di passaggio delle truppe tedesche in ritirata della Wehrmacht guidato da un giovane ufficiale, il cattolico bavarese Erich Eder, che – pur riconoscendo l’ebraismo dei Sarano – decise di non denunciarli. Attorno a Mombaroccio e alla collina del Beato Sante si sviluppa una violenta battaglia: l’artiglieria canadese bombarda intensamente e a lungo anche il convento, nella cui galleria sotterranea sono rifugiati anche i Sarano. I tedeschi se ne vanno e il bombardamento cessa. E’ la salvezza per tutti.

L’AUTORE
ROBERTO MAZZOLI è nato nel 1971 a Milano, sposato e con tre figli. Laureato in Scienze Politiche, ha conseguito un master Fse in diritto ed economia dell’Unione Europea lavorando poi come responsabile della comunicazione aziendale per alcune importanti realtà dell’industria del mobile.
Si è perfezionato in Scienze Storico-Antropologiche delle Religioni all’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino e ha frequentato il corso di Alta Formazione per Animatori della Comunicazione e della Cultura presso la Pontificia Università Lateranense.
È giornalista e direttore editoriale del settimanale Il Nuovo Amico delle Diocesi di Pesaro, Fano e Urbino. Collabora da diversi anni con il quotidiano Avvenire e con l’Agenzia nazionale Sir, per la quale è stato inviato speciale in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona del 2011. Ha ricoperto vari incarichi all’interno del Consis e della Federazione Italiana Settimanali Cattolici. È ideatore del premio giornalistico Valerio Volpini e, dal 2012, è responsabile del mensile d’informazione Penna Libera Tutti, realizzato con i detenuti della Casa Circondariale di Pesaro. Nel 2017 ha ricevuto il premio giornalistico nazionale Sentinella del Creato.



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