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Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

Semi di Vangelo


LA SACRA PAGINA

13 Alcune persone portarono i propri bambini a Gesù e gli domandavano di posare le sue mani su di loro e di pregare per loro. Ma i discepoli li sgridavano. 14 Gesù invece disse: 'Lasciate stare i bambini e non impedite che vengano a me, perché Dio dà il suo regno a quelli che sono come loro'. 15 E posò le mani sui bambini. Poi se ne andò da quel luogo.

(Mt 19,13-15)

LECTIO DIVINA

Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.

Il brano si colloca nel contesto più ampio dove si è parlato delle relazioni coniugali. «Bisogna divenire come bambini per entrare nel regno (cf. 18,3-4): ma i discepoli non l’hanno capito, poiché respingono i fanciulli (v. 13) con la stessa noncuranza con cui altri ripudiano la loro sposa (v. 3)» (J. Radermakers, Lettura pastorale del vangelo di Matteo, EDB, Bologna 1997, 274).
Scrive P. Angelo Lancillotti: «Secondo il costume giudaico, i genitori erano soliti di sabato benedire i loro bambini. Nel grande giorno dell’Espiazione (il giorno del solenne digiuno) si usava presentare i bambini agli scribi perché li benedicessero. […] Il bambino non era nel giudaismo oggetto di particolare attenzione: non possedendo la conoscenza della Legge, condizione indispensabile per salvarsi, non meritava considerazione alcuna. I discepoli dunque si comportavano secondo la mentalità corrente» (in Matteo, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 1986, 263-264). I bambini non possono aver parte nella comunità perché disturbano e non possono comprendere la Parola. Solo a 13 anni, dopo essere stati istruiti, possono diventare “figli del precetto”.
?Essi rappresentano gli esclusi perché considerati incapaci e dunque sono disprezzati da coloro che detengono la Legge, pretendono di averne l’esclusivo possesso e considerano lontano da Dio chi è senza voce (Gv 7,49). Anche nella comunità dei discepoli di Cristo può albergare il rifiuto di chi è considerato incapace, obbedendo in tal modo a pregiudizi sociali spesso fondati su motivazioni economiche e di riconoscimento mondano. Nella Chiesa taluni segni esterni di ossequio nei confronti dei grandi di questo mondo si accompagnano a un più o meno larvato disprezzo dei piccoli che così si sentono allontanati dal Signore (Gc 2,1-9). Ma la sua misericordiosa Parola ci richiama a ciò che è giusto.

Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

È volontà del Signore, il quale mostra il suo amore misericordioso per i piccoli e i poveri, che nessuno di questi vada perduto (Mt 18,14). Egli ammonisce i suoi discepoli a farsi strumento perché Lui li accolga e li benedica. Quando questo non avviene, Marco dice che il Signore si adira, perché quanto fatto ai piccoli è fatto a lui (Mt 25,40.45).
?L’opera di Don Bosco, con la sua invenzione dell'oratorio, è stata proprio questa: fattosi piccolo e avendo vissuto nella condizione di piccolezza propria dei poveri è stato, in virtù della sua radicale obbedienza al Signore e del suo desiderio di imitarlo, uno strumento trasparente affinché i piccoli – specialmente i più a rischio – accorrano al Signore per essere da lui benedetti.
Il Signore impone loro le mani: è un gesto solenne, di frequente richiamato nella Scrittura (sulle vittime sacrificali: Lv 1,4; per trasmettere saggezza e autorità: Dt 34,9; per benedire i figli: Gen 48,14-19; per guarire: Mt 8,3 e par.; su persone per affidare un ministero: At 6,6). E mentre nel cap. 18 si diceva di divenire come i bambini per entrare nel regno, qui si afferma che il regno appartiene a chi è come loro.
Ma chi è come loro? Chi è capace di affidamento, è bisognoso di tutto e confida nel Signore. Questi, come un bambino, brama il puro latte spirituale (1Pt 2,2).

 

PER LA RIFLESSIONE
PERSONALE E COMUNITARIA

1) Accolgo i piccoli nella mia vita come segno della presenza del Signore, sapendo di doverli portare a Lui? Si fa così nella mia Comunità parrocchiale?

2) Comprendo che proprio gli esclusi, i senza-voce, sono graditi e benedetti dal Signore? Cosa faccio per far comprendere loro che il Signore li vuole accanto a sé?