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Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

Semi di Vangelo


Gesù chiamò i suoi discepoli e disse: «Questa gente mi fa pena. Già da tre giorni stanno con me e non hanno più niente da mangiare. Non voglio mandarli a casa digiuni, perché potrebbero sentirsi male lungo la strada».

Mt 15,32

La paura, il tormento di Gesù, è che tu sia infelice, braccato da mille difficoltà e da un succedersi infinito di problemi. Gesù non ha pace se in te non c’è pace; Gesù perde il sorriso sulle sue labbra, se le tue labbra sono smorfiate dal dolore. Gesù sta come stai tu, poiché tu sei parte di lui.

La maternità preoccupata del Padre dei cieli è che il tuo cuore, la tua mente, il tuo spirito abbiano ogni giorno di che vivere, un alimento più che sufficiente per affrontare un nuovo tratto del tuo percorso di vita.

Così Gesù stesso si fa alimento per te, pane e vino, corpo e sangue, figlio e fratello, perché tu non ti senta male lungo la strada.

Non sentirti solo, in silenzio lui cammina accanto a te.