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La scimmia si rialza

I radical chic c’erano anche ai tempi dell’Impero di Roma, così come le mode strambe e vuote cantate da Gabbani. Ma siamo fatti per rialzarci, oggi come allora.


La scimmia si rialza

Articolo a cura di Michele Giordano
tratto da limprevisto.it del 02/2017

Faccio il prof di Lettere da poco tempo. Anzi, a dire il vero non mi sento nemmeno tale. Sono uno di quelli, giovani e inesperti, che il pomeriggio fanno i compiti come se fossero alunni e che prima di entrare in classe sono costretti a starsene a casa in pigiama a prepararsi le lezioni. Eppure non mi lamento: sto scoprendo più cose ora che all’università. Arrivo al dunque: stavo preparando una lezione di storia sulla crisi dell’impero d’Occidente e mi imbatto in un clima non nuovo. Anche allora vi era la pretesa, da parte di alcune elites, di riempire un vuoto di senso nei modi più bizzarri e vari, o vani: riti magici, filosofie che promettevano la felicità, pratiche orientali che assicuravano a chi le avesse praticate benessere fisico e spirituale e altre cose simili.

Insomma, mi sono imbattuto in alcuni “radical chic” del IV-V secolo a.C., spesso vuoti, bravi a predicare distacco dai beni materiali pur avendone a bizzeffe e che amavano ingannare il bisogno di verità con mode e tendenze che oggi chiameremmo in, tuttavia accessibili solo a pochi. Ma sapevo anche che dopo quel periodo l’uomo seppe rinascere, perché da sempre l’uomo è in grado di farlo. L’impero cadde ma ci furono i monaci, i monasteri, i sacerdoti dei piccoli villaggi, i vescovi e tanti uomini di buona volontà che preservarono una cultura, coltivarono una civiltà e ricostruirono una società. Per far capire ai miei alunni come l’uomo aspiri sempre a rinascere, dando così nuova linfa vitale alla storia, pensavo alle parole di T.S. Eliot: “bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima, eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce. Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un’altra via”.

Poi in tv ho ascoltato Gabbani che, con una canzoncina dal motivetto allegro e dal titolo emblematico, parlava allo stesso tempo di oggi e di allora. Ho rivisto quegli antichi uomini persi in quella antica crisi nel ritratto ironico di contemporanei internettologi, selfisti, intellettuali da caffè, buddisti per moda, uomini che parlano di nirvana, panta rhei, che si pongono “domande sbagliate” e che, troppo leggermente, si danno “risposte facili”. E non solo! Ho rivisto anche gli egoisti e i carnali di Eliot, ne “la scimmia nuda balla”, il sostare, perder tempo, e l’attardarsi  nell’evoluzione interrotta ( in una prospettiva darwiniana che non condivido).

Ma, soprattutto, mi ha colpito il tono di voce più intenso e caldo quando al termine canta “la scimmia si rialza”, quasi a voler sottolineare, anche in forma mimetica con il suo balletto, che una rinascita oggi come è allora è possibile! Siamo fatti per rialzarci, per “riprendere la marcia sulla via illuminata della luce” nonostante le mille cose da cui ci facciamo ingannare. Così mi sono spiegato il successo di questa canzone. In fondo Gabbani nei tre minuti e trentotto secondi di Occidentali’s karma, forse involontariamente e inconsciamente, forse partendo da presupposti anche sbagliati (ma la realtà è sempre prorompente), ci ha messi di fronte a una verità. È vero, l’uomo occidentale è tornato “scimmia”, sta perdendo la propria statura, la propria umanità, ma non manca la speranza. Dopo la parte destruens, il cantante toscano ci ha ricordato, con una melodia ammaliante, con un testo satirico ma positivo e con l’enfasi finale della sua voce, che la scimmia si rialza! Che siamo possibili di una rinascita!

E se Gabbani non vi è piaciuto, Eliot non vi è simpatico e io sono un prof di poco conto… fidatevi almeno della storia, come quella dell’Impero e della rinascita. L’imprevisto della canzone me l’ha ricordato: rialzarci è nella nostra natura. I latini utilizzavano il verbo “resurgere” e chiamavano l’atto del rialzarsi resurrectio: il nostro destino porta in sé una resurrezione.

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Francesco Gabbani



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