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Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

La parola ai poveri

Proposta editoriale per il mese di settembre


La parola ai poveri

Dopo un agosto rovente, la Buona Stampa torna a proporvi una sana lettura che vi sarà utile ad impiegare tutti i momenti “buchi” della giornata: prima di addormentarvi, nella sala d’aspetto di un medico, alla fermata del tram, sul treno… 

IL LIBRO

“La parola ai poveri” è il titolo di un libro riedito dalla EDB, che raccoglie alcuni testi di Don Primo Mazzolari, pubblicati sul quindicinale Adesso negli anni tra il 1949 e il 1957. La raccolta e la presentazione è a cura di Padre Leonardo Sapienza, Reggente della Prefettura della Casa Pontificia. Il testo si apre con un autografo di Papa Francesco.

Il Papa scrive nel suo autografo: “Ci farà bene leggere e meditare queste pagine molto attuali di don Primo Mazzolari, sacerdote coraggioso. Lui ci ricorda che i poveri sono la vera ricchezza della Chiesa, i poveri sono l’unica salvezza del mondo!”.

“Non possiedo niente. La roba non mi ha fatto gola e tanto meno occupato. Non ho risparmi, se non quel poco che potrà sì o no bastare alle spese dei funerali che desidero semplicissimi, secondo il mio gusto e l’abitudine della mia casa e della mia chiesa. Non ho niente e sono contento di non avere niente da darvi”: don Mazzolari scriveva così nel suo Testamento. Infatti, era nato in una famiglia povera e vissuto sempre tra poveri, a cominciare dagli scopai di Cicognara, dove aveva iniziato il suo ministero sacerdotale.

“Poveri e ‘lontani’ divennero le due passioni umane e cristiane di tutta la sua vita”, scrive Padre Sapienza: “…e il suo non fu solo un sentimento, diventò azione, per i poveri, per i sofferenti, per gli ‘ultimi’, per i reduci delle due guerre mondiali, per i contadini. Per lui, Dio non era un pretesto per amare i poveri, ma erano piuttosto i poveri una possibilità per amare Dio”.

Su Adesso, il quindicinale da lui fondato, Mazzolari aveva una rubrica con il titolo: “La parola ai poveri”. Padre Sapienza annota: “Era cosciente che parlare dei poveri è un discorso poco interessante. Parlare ai poveri era assai comodo. Parlare in nome dei poveri è un discorso ambìto da molti. Dare la parola ai poveri è un’altra cosa. E così presenta pagine semplici e vive, rapide e audaci: non retoriche, non idilliche, non patetiche, non pacifiche”.

 “I destini del mondo si maturano in periferia”, scriveva don Mazzolari. “La realtà insieme si capisce non dal centro, ma dalle periferie. Si capisce meglio”, diceva Papa Francesco visitando una parrocchia della periferia romana, poco dopo la sua elezione. C’è un’amara e triste constatazione: Per quanto riguarda la povertà e i poveri, sembra che nulla sia cambiato dai tempi di don Mazzolari ai nostri. Vari Rapporti della Caritas informano che ‘esplode la povertà e il welfare arranca’. ‘Italiani sempre più poveri: otto milioni i poveri nel nostro Paese’. E oggi, poi, si aggiunge il dramma dei profughi che sbarcano sulle nostre coste. È per questo che, ancora recentemente, Papa Francesco ha affermato: ‘I poveri sono la proposta forte che Dio fa alla Chiesa affinché cresca nell’amore e nella fedeltà’ ”.

Mazzolari sosteneva e credeva in una verità essenziale, che la Chiesa per essere credibile, affascinante, attraente, interessante, degna di rispetto, di ascolto, di considerazione ha una condizione fondamentale e vitale a cui non può rinunciare e dimenticare: la povertà e la sobrietà.

L'AUTORE

Don Primo Mazzolari è nato al Boschetto, frazione di Cremona, il 13 gennaio 1890 da genitori legati alla terra da motivi di lavoro e di attaccamento. Ben presto, nel 1899, la famiglia, che si componeva di due figli, Primo e Peppino, e di tre figlie, Colombina, Pierina e Giuseppina, si trasferì a Verolanuova. Qui Primo Mazzolari rimase ben poco: a dieci anni, seguendo la vocazione sacerdotale, entrò nel seminario di Cremona dove proseguì gli studi fino all’ordinazione che gli venne data da monsignor Giacinto Gaggia il 24 agosto 1912. Dopo pochi mesi fu inviato come vicario a Spinadesco, e subito dopo, richiamato in seminario a Cremona come insegnante di Lettere. Scoppiata la Prima guerra mondiale, vi partecipa con il fervore dei giovani in quel momento. Congedato nel 1920 andò parroco a Bozzolo, provincia di Mantova, ma diocesi di Cremona, dove cominciò ad assumere posizioni di difesa dei diritti dei poveri. Nel 1922 venne nominato parroco di Cicognara, "il paese delle scope". Qui iniziò la sua opposizione al fascismo. Nel 1932 fu inviato nuovamente a Bozzolo e nel 1949 fondò e diresse il periodico "Adesso" la cui pubblicazione fu sospesa nel 1951. Nel 1957 predicò la Missione a Milano, chiamato dal Cardinal Montini. Con l’elezione di Giovanni XXIII entrò nella chiesa una ventata nuova e le idee di don Primo ebbero piena cittadinanza. Il 5 febbraio 1959 venne ricevuto in udienza privata da Papa Roncalli: l’accoglienza che egli ebbe dal Pontefice, che lo definì "Tromba dello Spirito Santo della Bassa Padana", lo ripagava di ogni amarezza sofferta. Morì il 12 aprile 1959 nella casa di cura San Camillo di Cremona. Nell'udienza generale del 1° aprile 2009, Papa Benedetto XVI ha affermato: "Il cinquantesimo anniversario della morte di don Mazzolari sia occasione opportuna per riscoprirne l'eredità spirituale e promuovere la riflessione sull'attualità del pensiero di un così significativo protagonista del cattolicesimo italiano del Novecento", auspicando inoltre "che il suo profilo sacerdotale limpido di alta umanità e di filiale fedeltà al messaggio cristiano e alla Chiesa, possa contribuire a una fervorosa celebrazione dell'Anno Sacerdotale". Il 2 aprile 2015 la Congregazione per le Cause dei Santi ha concesso il nulla osta per avviare la causa di beatificazione.



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