I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Info

Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

L'esercito dei giovani carcerati in cameretta

Un fenomeno crescente anche nella nostra realtà di Lucrezia


Lesercito dei giovani carcerati in cameretta

Articolo di Eugenio Arcidiacono
tratto da Famiglia Cristiana del 04.05.2016

 

Un computer e una cameretta: per un hikikomori il mondo è tutto lì. Sono gli adolescenti che scelgono di vivere reclusi nella loro stanza passando le loro giornate (o meglio le loro nottate, dormono di giorno) davanti al computer, persi tra Internet e videogiochi. Il termine hikikomori arriva dal giapponese e si può tradurre con "farsi da parte", perché lì il fenomeno è nato, in una società super competitiva che considera qualsiasi insuccesso come una vergogna intollerabile. E infatti in Giappone si calcola che gli adolescenti che vivono in questa condizione siano più di un milione.

Ma il peso del confronto e delle aspettative è diventato sempre via via sempre più forte anche da noi e così gli hikokomori italiani sono arrivati ad essere 20-30 mila, in larga parte maschi, dai 13 anni in su. Sono i dati raccolti nel libro "Il corpo in una stanza", frutto del lavoro degli psicoterapeuti del centro milanese Il Minotauro.  Questi ragazzi avvertono una distanza incolmabile tra il mondo come lo avevano immaginato e quello in cui si trovano a vivere e, sentendosi inadeguati, scelgono di rifugiarsi in un mondo virtuale dove le sfide che si presentano, come quelle di un videogioco, si possono vincere. E comunque, anche in caso di sconfitta, non c'è nessuno a fartelo pesare.

Quindi niente scuola e niente attività sociali. E anche il cibo, come il lavarsi, diventano un'optional: al massimo accettano qualche boccone passato attraverso uno spiraglio della porta, proprio come se fossero dei carcerati. Spesso sono stati anche bambini bravi a scuola, ma poi alla soglia dell'adolescenza è avvenuto un crack. Per ritornare all'equilibrio, ci vuole un bravo psicoterapeuta che sappia coinvolgere in primo luogo genitori e convincerli così a uscire dal loro isolamento, anche attraverso la proposta di laboratori di musica o di teatro. Solo così questi nostri ragazzi capiranno, anche se il modello culturale imperante dice l'opposto, che il mondo non si divide tra vincenti e perdenti.

IL LINK:
http://www.famigliacristiana.it/articolo/l-esercito-dei-giovani-carcerati-in-cameretta.aspx

 



Commenti

Messaggio!

Non ci sono commenti

Lascia un commento