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In cammino con Gesù

Riflessioni dopo un mese dal rientro dal Viaggio in Terra Santa


In cammino con Gesù

In Terra Santa c'è molto da toccare, vedere e sperimentare: qui non si dicono molte preghiere ma tutto è preghiera. E così questo viaggio è diventato non solo un immergersi nel Vangelo ma un vero e proprio incrocio di sguardi interiori tra noi e Gesù che, a distanza di un mese, continuano a riempirci il cuore e a parlarci di una dimensione di Cielo. Fra le tante esperienze meravigliose vissute all'insegna di questo incontro con Lui, durante questi esercizi spirituali ci hanno particolarmente colpito le testimonianze di due persone: quella del parroco di Beit Jala, una parrocchia palestinese e l'altra di Padre David Neuhaus, vicario patriarcale per i cattolici di lingua ebraica.

Attraverso questi due sacerdoti abbiamo sentito ancora più vive le pietre sulle quali abbiamo camminato, ascoltato e meditato la Parola di Dio; i loro volti e i loro cuori aperti ci hanno segnato come il silenzio del deserto e parlato come il rumore del vento, dell'acqua e dell'aria sulla barca in mezzo al lago di Tiberiade. In ciascuno dei due incontri è emerso quanto sia bello stare in Terra Santa ma anche quanto è difficile vivere in un luogo abitato da religioni diverse, in contrasto fra loro, in cui i cristiani presenti, una piccola minoranza, hanno il ruolo di ponte fra i popoli in conflitto l'uno con l'altro.

Il primo incontro ci ha fatto comprendere la condizione in cui vivono i palestinesi: gli israeliani hanno il controllo di tutto e su tutti. Vivere al di là del muro che divide fisicamente Gerusalemme dai territori palestinesi è sicuramente difficile: non c'è libertà di oltrepassare il muro se non con permessi e dopo numerosi controlli, non c'è libertà di uscire dal proprio territorio ed anche gli approvvigionamenti idrici sono razionati. Il parroco di Beit Jala ci ha spiegato l'importanza dell'esistenza delle comunità cristiane in questa terra: prima di tutto per mantenere viva qui la presenza cristiana affinchè questi posti non diventino un museo ma soprattutto per non abbandonare la speranza di una riconciliazione fra le diverse religioni. Ogni parrocchia palestinese ha la sua scuola per garantire la formazione dei bambini: insieme frequentano la scuola i bambini palestinesi cristiani e quelli palestinesi mussulmani, con l'auspicio che, se già da piccoli comprendono il rispetto reciproco, da adulti potranno essere rispettosi l'uno dell'altro e perseguire così la pace. Gli occhi di questo giovane parroco ci hanno chiesto concretamente aiuto con una preghiera ardente e sostegno morale ed economico inteso come incoraggiamento dei pellegrinaggi, oltre alla presa di coscenza della realtà di questa parte della nostra Chiesa. In un momento conviviale ci ha infine salutati dicendoci:

"CON VOI, ANCHE SE QUI SIAMO POCHI, CI SENTIAMO TANTI!"

Un grande privilegio è stato poi il secondo incontro, quello con Padre David Neuhaus, ebreo diventato non solo cristiano ma sacerdote della Compagnia di Gesù, ora responsabile della Chiesa Cattolica di lingua ebraica presente in Israele: questa piccola comunità è prefettamente inserita nella struttura sociale locale e proprio per questo affronta le difficoltà di trasmettere la fede cristiana ai più piccoli. Infatti un problema che Padre David ci ha fatto capire è quello della formazione dei giovani: non avendo scuole proprie ma frequentando le scuole ebraiche, i giovani cristiani si trovano immersi in una realtà che indica la cristianità come una delle cause delle persecuzioni ebraiche degli ultimi 2000 anni.

Il messaggio più bello di questo tempo trascorso insieme con Padre David è stata la sua testimonianza personale quando, dopo averci aperto la mente ci ha spalancato il cuore, confidandoci come è avvenuta la sua conversione, quando era un giovane di circa 16 anni. In quel periodo, per approfondire alcuni aspetti storici di suo interesse si è recato a parlare con una monaca di 89 anni, da tempo paralizzata. Questi incontri, che nulla avevano a che fare con le differenti religioni dei due, hanno però provocato nel ragazzo una domanda veramente vera e schietta che lo ha tormentato fino a che non è tornato da lei per una risposta. "Qual'è il motivo della tua gioia? Non hai motivo di essere una donna così felice eppure sei la più gioiosa che abbia mai conosciuto". La risposta dell'anziana monaca paralizzata ha spiazzato il ragazzo e ha cambiato la sua vita: "Vuoi sapere perchè? Io sono innamorata!" Questa risposta ha suscitato nel giovane il desiderio di diventare discepolo di Cristo e proprio lei fu la prima a saperlo: dopo una lunga, ma non troppo travagliata, battaglia in famiglia durata 10 anni, David potè prima di tutto essere battezzato, poi ricevere i sacramenti e quindi intraprendere la sua strada verso il sacerdozio.

ECCO COS'È CHE CI CONVERTE: LA GIOIA! LA GIOIA DELL'INCONTRO CON GESÙ!

A questo punto ci siamo sentiti tutti uniti da un Gesù che passa e attraversa la storia di ciascuno di noi producendo, se lo accogliamo, un profondo e straordinario cambiamento.

E' passato un mese dal nostro pellegrinaggio, ma al di là dei racconti che ciascuno di noi può fare, quello che possiamo dire a tutti coloro che ci chiedono di questa esperienza è l'invito a vivere in prima persona quei luoghi, andare per essere contagiati da tanta bellezza e tornare per trasmettere la grazia di un incontro: la tomba era vuota e tutto il resto ci ha parlato di un Gesù nato, vissuto, morto e risorto, che abbiamo incontrato soprattutto dentro di noi.

Grazie a chi ha pensato e organizzato questo pellegrinaggio, a chi lo ha splendidamente guidato ed a tutto il gruppo che lo ha condiviso con uno spirito unico, rendendolo indimenticabile per tutti. Con l'augurio che questo sogno cresca e si realizzi ancora per tanti di noi come una chiamata...

BUON VIAGGIO A TUTTI!!!

Manuela

 

 



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