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Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

Il labirinto del silenzio

Nel Giorno della Memoria educare la memoria per ogni giorno


Il labirinto del silenzio

Uscito in Italia il 14 gennaio 2016, il film "Il labirinto del silenzio", diretto dal milanese Giulio Ricciarelli, distribuito da Good Films, e negli negli USA da Sony Pictures Classics, concorre come Miglior Film Straniero agli Oscar.

Il labirinto del silenzio, in francese "Le labyrinthe du silence", mette in scena le tenaci indagini di un ambizioso e giovane procuratore legale, Johann Radmann, per far luce sulle ragioni del “silenzio” e delle “bugie” che hanno coperto e riabilitato, come se nulla fosse successo, tutti i responsabili dell'eccidio di massa perpetrato dai nazisti ai danni dell'intero popolo ebraico, qui con particolare riferimento agli atroci episodi di sterminio presso il campo di concentramento di Aushwitz.

Germania. 1958. Boom economico. La storia tedesca in quel momento è scissa in due: da un lato la crescita finanziaria connessa alla ripresa personale, emotiva della popolazione; dall’altro, anche da parte del popolo stesso, il negazionismo dei crimini commessi e la sparizione di ben 10 milioni di nazisti dei tempi di Adolf Hitler, come volatilizzati, riciclati in nuove vite o rintanati come talpe.

 

LA TRAMA

Basata sui fatti di una storia vera, la pellicola narra di Johann Radmann, il convincente Alexandre Fehling nei panni di un giovane procuratore che, con l’aiuto di un giornalista, Thomas Gnielka (Andrè Szymanski), s’imbatte in alcuni documenti in possesso di un ebreo sopravvissuto ai campi di concentramento. Questi incartamenti riguardano un'ex guardia di Auschwitz che potrebbe essere insegnante in una scuola elementare della città e danno inizio al processo verso i membri delle SS che hanno prestato servizio al campo, nonostante le istituzioni tedesche cospirino per occultarne i crimini commessidurante la Seconda Guerra Mondiale. Solo Fritz Bauer, Pubblico Ministero Generale, sembra incoraggiare il giovane contro tutto e tutti, affidandogli l’incarico per cercare di assicurare i responsabili alla giustizia.

Ambientato quattordici anni dopo la fine dell'Ultima Guerra (sono i tempi di ambientazione e in cui fu girato "Hiroshima mon amour" di Alain Resnais), il film del cineasta e produttore di origini italiane Giulio Ricciarelli, ma interamente prodotto in Germania, Il labirinto è un riuscito e rigoroso tuffo nel passato nei meandri di una società con la coscienza sporca che decise di dimenticare e non rivendcare alcunché. Un gesto nobile ma inaccettabile da parte di una comunità che cerca di reagire e ricostruire dove tolto, con il volto pacifico della tristezza per chi non ce l'ha fatta, mentre gli Americani considerano tutti questi sforzi un inutile perdita di tempo quando il nemico numero uno e su cui concentrare tutti gli sforzi è l'Urss e la minaccia concreta è la Guerra Fredda che proprio in quegli anni comincerà a nascere e a svilupparsi in totale clandestinità.

 

LA CRITICA

Per la critica il film è elegante; nella ricostruzione storica del dettaglio, di abiti, ambiti, ambienti dell’epoca risulta totalmente credibile. Ci sono ottimi attori, tra tutti uno: Johannes Krisch, il cui viso da jolly jocker, enigmatico e camaleontico da peso e furore al ruolo. Alla fine però risulta un po’ più commerciale di un altro film inchiesta tedesco, con più mordente, sviluppato sullo stesso tema.

Ottime e curatissime le ambientazioni e le scenografie, ed un bravo attore, il biondo ed affascinante Alexander Fehling nei panni del giusto che non riesce ad accettare e a far dimenticare, facendo passare per impuniti molti dei feroci, sadici aguzzini, una delle più atroci malefatte umane della storia.

 

PER UNA RECENSIONE

Gran bel lavoro questo film di Giulio Ricciarelli, italiano di origine, ma di formazione tedesca. Il regista tratta con capacità un tema poco sviluppato nel cinema e poco noto al pubblico: il repentino accantonamento del nazismo nella Germania occidentale e il conseguente silenzio sulle stragi causate dal regime. A chi fu utile tutto ciò? "Questo è un labirinto, non si perda" dice il pm Bauer al giovane procuratore Johann Radmann, determinato a portare alla sbarra quanti più aguzzini di Aushwitz possibili (e ci ruscirà nel processo del 1963). Chi ha creato questo labirinto? Per quale motivo?

Nel film non si salva nessuno: innanzitutto i tedeschi, che hanno colpevolmente chiuso gli occhi e si sono gettati in una Germania protesa verso il futuro e il benessere; poi gli Alleati, che hanno protetto, fatto espatriare o reinserito nella pubblica amministrazione  grandi nomi e pezzi grossi del governo nazista, in barba a un processo di Norimberga forse utile solo a eliminare chi non sarebbe servito; e infine tutti coloro che hanno collaborato alla tessitura di questo velo con cui coprire gli occhi di uno stato appena nato, voglioso di speranza e soprattutto dall'importanza strategica incalcolabile. "Adesso i nemici sono i russi".

In generale, la storia funziona, il ritmo è adeguato e senza cali, le interpretazioni sono assolutamente rimarchevoli e le scelte registiche, insieme alla fotografia, danno ancora più forza ai personaggi, immersi in una Francoforte quadrata, austera e dal sapore decisamente 60s. Una Francoforte in cui chiunque ha un legame col regime, chiunque ha un motivo per tenere immutato quel silenzio, anche i più insospettabili. Ma è il momento di alzare quel sipario, di fare i conti col passato, perché il silenzio non aiuta nessuno: senza analisi, senza informazione, senza consapevolezza non si può comprendere e non si può porre rimedio.

 

IL LINK

http://www.cb01.co/il-labirinto-del-silenzio-hd-2016/

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Film: Il labirinto del silenzio



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