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Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

Il diritto a disconnettersi

Come recuperare le persone perse per troppo social network


Il diritto a disconnettersi

articolo a cura di José Tolentino Mendonça
tratto da avvenitre.it di 03/2017

A forza di essere connessi, con una disponibilità indistinta e senza orari, finiamo per disconnetterci dalle persone che più amiamo e per perdere la connessione anche con noi stessi. Ecco il risultato: siamo più vicini agli sconosciuti e più sconosciuti a chi ci è vicino

Sono molti gli atteggiamenti che possiamo adottare per diminuire salutarmente il nostro grado di iperconnessione alla rete, riconquistando spazi di qualità, di pensiero e riflessione, di governo di sé, di condivisione con gli altri o di necessario riposo.

Il primo atteggiamento, in ogni caso, è affermare il diritto a disconnettersi. Solo questo farà indietreggiare la sindrome della "iperconnettività" che ci condiziona tutti, a prescindere dalle età e dai contesti: messaggio chiama messaggio, e con un'urgenza che si sovrappone a tutto; i genitori si occupano con maggior frequenza del telefonino che dei figli piccoli in casa con loro; gli amici non riescono a dirsi l'un l'altro "ti sono amico, ma non risponderò a tutti i tuoi WhatsApp"; i morosi non sanno amarsi senza la mediazione dei social network; si spreca tempo prezioso a rispondere, replicare, ribattere con sciocchezze a monosillabi, nutrendo l'illusione che davanti a un display non si è mai soli. Invece lì siamo solitari più spesso di quanto non crediamo.



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