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"Il banco vuoto"

Proposta editoriale per il mese di marzo


Il banco vuoto

Un libro utile per genitori, insegnanti, ragazzi e per tutti coloro che cercano di capire quanto le nuove dinamiche sociali modifichino i vissuti della contemporaneità. Attraverso il caso clinico di Enrico, un adolescente che non ce la fa a vivere nel nostro contesto sociale, il testo tenta di cogliere le ragioni di un comportamento così estremo come il ritiro dalla società.

IL LIBRO

Il banco vuoto – Diario di un adolescente in estrema reclusione – è quello lasciato da Enrico nella sua classe, la seconda effe. Lasciato vuoto per seguire un suo intimo Piano. Generato in un tempo molto lontano dall’incontro con un materno caratterizzato dal sacrificio e dal rispecchiamento narcisistico costante: la felicità della madre è determinata dai successi raggiunti dal figlio. Il Piano si alimenta poi tra i banchi della scuola elementare dove Enrico incontra la maestra, sostituto materno.
Il Piano inizia ad infrangersi quando lascia questi accoglienti abbracci per incontrare il gruppo dei pari, il suo corpo che cambia. Si fanno strada in questo modo i primi insuccessi, i primi fallimenti, Enrico si rende conto che non è più il re ma un ragazzo come gli altri. Deve iniziare a confrontarsi con il mondo reale, a fare i conti con le aspettative che la madre ha su di lui e questo non è semplice perchè: «se non sei re, non è così grave essere nudo, ma se tutti si aspettano da te cose così grandi, se si induce l’idea che tu sei una specie di bambino speciale, se si sottende che tutto andrà bene e che tutto ti spetti, diventa poi difficile misurarsi con quello che manca, con la differenza tra ciò che hai e ciò che vuoi» (p.35).
Attacca così il corpo scolastico, non può tollerare di vivere in un ambiente che richiede di misurarsi costantemente nello sguardo degli altri senza però avere ricompense affettive di nessun genere, nel quale c’è interesse per il ruolo di studente ma non per il ruolo sociale. I fallimenti si susseguono ed Enrico approda alla realtà virtuale: «Ero pronto a diventare virtuale ma, perché ciò avvenisse, bisognava che, nella vita di tutti i giorni si manifestasse fino in fondo l’esperienza del fallimento più assoluto, così che poi la fantasia rimanesse l’unica risorsa possibile» (pag.49).
Questa è la storia che ci racconta Antonio Piotti, filosofo, psicoterapeuta e socio della fondazione e della cooperativa Minotauro di Milano presso la quale esercita attività clinica e psicoterapeutica. Il libro è occupato per la gran parte dal racconto della storia di Enrico, è una sorta di diario che da prova della grande capacità dell’Autore di immedesimarsi nelle sofferenze del ragazzo. La narrazione è alternata da brevi commenti psicologici che offrono chiavi di lettura allargando il campo di interesse generando così, attraverso un circolo maieutico, nuove ipotesi e nuovi pensieri.

LA RECENSIONE

Leggendo il libro ci si trova immersi nel mondo di Enrico, nelle sue ferite narcisistiche che faticano a rimarginarsi e a trasformarsi in cicatrice. Nella cultura affettiva famigliare narcisistica, invece, i ruoli affettivi della madre e del padre risultano integrati: sia la madre che il padre si prendono cura dei figli e passano parte del loro tempo lontani da loro. Sono quindi chiamati ad operare un’integrazione tra ruolo materno e paterno. La cifra di questa famiglia è l’adeguatezza: risulta importante essere socialmente riconosciuti e avere un valore agli occhi degli altri. Il figlio porta con sé la necessità di specchiarsi per potersi riconoscere e conoscere.
È il padre quindi ad introdurre il cambiamento all’interno del campo narcisistico: egli ha il compito di donare al figlio la facoltà di desiderare nonostante le sofferenze e le difficoltà della vita (Recalcati 2011). Per dirla con un altro linguaggio si può affermare che il padre è colui che, instaurando una relazione di fiducia con il figlio, ha il compito di riorganizzare la speranza (Fornari 1985) aiutandolo a credere che un futuro è pensabile e realizzabile.
Attraverso il caso clinico di Enrico, un adolescente che non ce la fa a vivere nel nostro contesto sociale, il testo tenta di cogliere le ragioni di un comportamento così estremo come il ritiro dalla società. Alcuni dei nostri ragazzi stanno sparendo: abbandonano la scuola, si nascondono nella loro stanza, rifiutano di uscire e di incontrare gli amici, dormono di giorno e si svegliano la notte per connettersi ad Internet. Passano la loro vita al computer immersi in giochi virtuali e rifiutano ogni tipo di relazione sociali. In Giappone, dove ce ne sono quasi un milione, li hanno chiamati hikikomori, che significa "reclusi"; gli psichiatri occidentali parlano di "ritiro sociale acuto"; ovunque, genitori sconcertati e allarmati cercano una risposta ed un aiuto mentre la questione del ritiro sta diventando un problema sociale. Proprio come nel caso clinico qui narrato in prima persona dove uno psicoterapeuta da voce ad uno di loro, Enrico, illustrando nel modo più diretto e più chiaro i pensieri di un adolescente che non ce la fa a vivere nel nostro contesto sociale.

L'AUTORE

Antonio Piotti, Psicoterapeuta, insegna Prevenzione delle condotte auto lesive e del tentato suicidio adolescenziale presso l’alta scuola di psicoterapia psicoanalitica dell’adolescenza e del giovane adulto A.R.P.Ad-Minotauro, è docente presso l’Istituto per la Clinica dei Legami Sociali di Milano e insegna Filosofia presso il Liceo Agnesi di Milano.  E’ impegnato prevalentemente nel trattamento delle crisi scolastiche, del ritiro sociale e nella prevenzione di gravi comportamenti auto lesivi. Ha pubblicato con Marco Senaldi Lo spirito e gli ultracorpi. Franco Angeli, Milano 1999. con Pietropolli Charmet Uccidersi. Il tentativo di suicidio adolescenziale Cortina, 2009 e, più recentemente Il banco vuoto. Diario di un adolescente in estrema reclusione Franco Angeli, 2012.

 

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Libro:

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Lo spicologo Antonio Piotti



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