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Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

Icona della maternità spirituale

Una riflessione a 360° sulla significato della festa dell'Annunciazione


Icona della maternità spirituale

articolo a cura di Antonella Lumini
tratto da osservatoreromano.va del 03/2017

La Chiesa della misericordia, per affermarsi concretamente nella prassi, ha necessità di incrementare e far fiorire al suo interno esperienze di maternità spirituale che investano e valorizzino le donne secondo le loro più connaturate potenzialità.

Come Maria ha ricevuto l’annuncio della sua divina maternità, ogni donna deve cominciare a sentirsi investita dall’annuncio di un maternità spirituale che desidera incarnarsi in lei. C’è una maternità biologica, psichica, ma solo la maternità spirituale può far crescere figli e figlie di Dio. E proprio questo periodo storico di disillusione e grande smarrimento, deve essere recepito come tempo propizio allo Spirito e alla sua universale azione di misericordia.

La maternità spirituale richiede di elaborare a livello simbolico il passaggio dalla grande madre, psichica, possessiva, dominatrice, alla vergine madre, pura di cuore, liberata, pacificata, testimone di una pienezza umana. Maria rimane il modello di donna concreta da contemplare, ma dietro di lei occorre intravedere l’opera luminosa della divina maternità. Il volto materno di Dio si incarna in Maria così come il volto paterno si incarna in Gesù. Questo trasforma il modello, oggetto di devozione, in realtà dinamica attiva sul piano della crescita psichica e spirituale delle donne e dell’intero genere umano. In Maria si manifesta la bellezza dell’azione generatrice e creatrice dello Spirito Santo, si rivela l’aspetto femminile di Dio, l’amore nel suo farsi costantemente amore in atto. Maria costituisce l’apice del lungo percorso di purificazione che, attraverso la pedagogia divina, ripristina la verginità del cuore e conduce alla piena fedeltà dell’alleanza realizzando l’attesa profetica. La vergine di Nazaret assume i tratti della vergine Figlia di Sion cantata dai profeti. Solo un cuore libero da potenze psichiche e idolatriche può aprirsi senza riserve alla divinità. La piena di grazia riflette la pienezza originaria in cui non c’è alcun ostacolo che separa da Dio, ma ciò che le fa pronunciare il suo sì è il risultato di una profonda evoluzione spirituale che investe consapevolmente la coscienza. La risposta affermativa di Maria implica dunque un cuore puro come nell’innocenza, ma al contempo una coscienza illuminata, capace di rifrangere la volontà divina. Obbedienza, silenziosa accoglienza, umiltà, scaturiscono dal cedimento della volontà. Esprimono una consegna totale a Dio. Portare alla ribalta del piano simbolico la vergine madre, aiuta le donne a predisporsi verso una maternità spirituale, ad aprirsi a un’opera di purificazione e trasformazione interiore.

Questo passaggio si impone in modo particolare quando maternità biologica e psichica entrano apertamente in crisi, quando c’è un’urgenza che preme e risveglia, come sta accadendo ai nostri giorni in cui il rarefarsi dei valori sta mettendo in evidenza lo sradicamento che questo modello di società sta consumando a danno di tutta l’umanità e soprattutto delle giovani donne, come espropriate da se stesse, timorose e smarrite di fronte alla maternità. In poche generazioni è stata dispersa una tradizione millenaria di cui le donne cominciano a sentire fortemente la mancanza e che, a vari livelli, cercano di potere recuperare. La sapienza femminile, seppure relegata dalla cultura patriarcale in una posizione fortemente subalterna al maschile, ha sempre costituito il linguaggio attraverso cui le donne si comprendevano, si riconoscevano, si sostenevano vicendevolmente grazie a quella solidarietà che le ha rese supporto vivo e vivificante dell’intera società. La cura della vita, dal suo concepimento al suo venire alla luce, al suo crescere, scorrere, tramontare, di cui si sono fatte carico le donne, ha dato origine a una grande tradizione sviluppando una sapienza guadagnata sul campo, attraverso l’esperienza concreta tramandata di generazione in generazione da madre in figlia. Una conoscenza nel senso prettamente biblico, mai astratta, razionale, ma fortemente esperienziale, basata sull’intuizione, sulla contemplazione del mistero in ogni suo risvolto, primo fra tutti quello della maternità. Quindi maturata attraverso un’adesione profonda alla vita nel qui e ora del suo imprevedibile fluire che le ha rese al contempo, particolarmente attive, concrete. Sono sempre state le donne a occuparsi della gestazione, del parto, dell’allattamento, della nutrizione. A prendersi cura della crescita, ad assistere i malati, ad accompagnare i moribondi. Insieme a provvedere all’andamento della casa, realtà intima, fucina di trasformazione e immenso laboratorio di umanità. Ma troppo spesso anche luogo di sopraffazione e violenza da parte del potere maschile. È stato pertanto assolutamente necessario il movimento di emancipazione che in Occidente ha visto le donne soggetto di quella rivoluzione sociale che ha portato, insieme alla conquista dei diritti civili, al riconoscimento della parità fra uomini e donne, anche se poi, nella prassi, sappiamo bene quanto ancora la donna subisca violenza e discriminazione. È proprio a questo punto di grande smarrimento che solo l’esperienza spirituale può far riemergere la sapienza femminile elevandola consapevolmente a patrimonio dell’umanità. Ed è infatti proprio negli ultimi decenni che, soprattutto nelle donne, ha cominciato a crescere un pressante bisogno di interiorità che sta aprendo brecce all’azione dello Spirito. La ricerca volta a recuperare vari aspetti del femminile ha permesso inoltre un incontro fecondo con le opere di grandi mistiche e sante il cui patrimonio è divenuto per molte donne un vero e proprio nutrimento aiutandole a mettere meglio a fuoco le valenze spirituali femminili. Il coraggio di tacere, di saper aspettare, di affidarsi alla vita che conosce e sa come intervenire quando le parole non servono più, sono prospettive che cominciano a veicolare, a essere assunte per scelta consapevole. Modalità di una maternità che non conosce forzature e che lo Spirito santo rivela per prendere corpo nell’umanità di quelle donne in carne e ossa che si rendono disponibili alla sua azione. È sempre più necessaria una maternità disarmata che sappia stare vicina ai più fragili, accogliere gli smarriti, attendere chi continua a fuggire da se stesso. Che sappia ascoltare senza chiedere niente, senza proiettare aspettative. Una maternità che si prenda cura, che sappia stare lì, con la pazienza di una levatrice che sa attendere la maturità dei tempi. Che non trattenga a sé, ma incoraggi ognuno a incamminarsi sulla propria strada. Che assuma l’autorevolezza della madre di Gesù a Cana. Il radicamento nello Spirito fa agire lo Spirito rimanendo fermi.

Questa è la maternità di cui oggi l’umanità ha bisogno per guardare avanti e solo lo Spirito può trasformare ogni disordine, ogni complessità psichica di questo nostro tempo, in terreno da dissodare per far fiorire la sua opera. E lo può fare solo attraverso coloro che accettano di affidarsi, rimanendo in silenzio, aprendosi alla sua luce di verità.

La Chiesa quindi, oggi più di sempre, è chiamata ad adempiere alla sua missione materna perché detiene le risorse spirituali per poterle elargire e guidare il passaggio. Non è tanto l’irrigidimento del proprio assetto dottrinario, ma l’affidamento allo Spirito Santo che continuamente soffia e rinnova, a dare alla Chiesa fermezza e stabilità. È la linfa apportata dalla santità, perché lo Spirito Santo santifica, anche se la Chiesa non è tutta santa. In particolare al suo interno le donne sono chiamate a rispondere alla speciale chiamata di questi tempi lasciandosi investire. Rimanendo pazienti, umili, silenziose, ma allo stesso tempo rifiutandosi di restare asservite e sottomesse a ogni forma di potere che soffochi i talenti necessari al bene dell’umanità. Le donne sono invitate a elevarsi verso quell’azione purificatrice dello Spirito che le trasformi in vergini madri pronte ad accogliere, ad ascoltare i figli e le figlie di questa umanità sofferente per accompagnarli verso la liberazione dei figli di Dio. L’autorevolezza di una maternità spirituale può essere sviluppata solo attraverso la crescita interiore promossa dallo Spirito in coloro che si lasciano toccare nell’intimo e denudare. Anche al clero è richiesto di prendere a cuore e trasformare in prassi i grandi segni di apertura dati dagli ultimi Papi nei confronti delle donne. È evidente che Papa Francesco si pone su questa linea orientata a promuovere una adeguata valorizzazione della donna nella Chiesa per il bene comune.



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