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Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

I divorziati sono figli della Chiesa?

Il tentativo di una risposta positiva all’interno dell’unica Chiesa


I divorziati sono figli della Chiesa?

I numeri fanno la differenza, perché parlano di più di quello che le persone vogliono intendere e ascoltare. Nella situazione poi delle persone che hanno risolto la conflittualità del loro matrimonio, ricorrendo allo strumento della separazione o del divorzio, i numeri diventano pesanti. In Italia circa il 60% dei matrimoni celebrati in Chiesa continuano il loro cammino sponsale, equilibrando ogni giorno gioie e difficoltà. Viceversa c’è un 40% circa di matrimoni religiosi che, andando a gambe all’aria, hanno smesso di percorrere la via del sacramento sposale. Molte persone, “sopravissute nella fede” al dramma del fallimento della loro unione religiosa, continuano a credere nei valori del Vangelo, ma con difficoltà cercano di ritrovare una collocazione precisa all’interno della Comunità parrocchiale.

Al fine di porgere attenzione e ascolto, le Parrocchie di Lucrezia, Montemaggiore, Piagge e San Cesareo hanno scelto di offrire a queste persone un itinerario di fede, affinché ciascuno si senta accolto, rispettato, ascoltato e accompagnato in questo momento difficile proprio in seno alla Comunità cristiana.

Con cadenza mensile da ottobre 2010 presso la comunità religiosa di San Francesco in Rovereto si svolge una serie degli incontri progettati da una équipe costituita da alcuni sacerdoti, una suora, una coppia guida ed una psicologa. Partendo dalla lettura di un brano di Vangelo, i partecipanti al gruppo sono portati ad approfondire la Parola di Dio e, al contempo, a condividere le rispettive difficoltà; a riscoprire importanti risorse interne a livello di relazioni interpersonali e a livello di fede. La grande motivazione a partecipare agli incontri, la spontaneità, l’assenza totale di giudizio hanno favorito da subito un confronto autentico ed arricchente per tutti e una buona coesione di gruppo. Molto eloquenti sono le parole di uno dei partecipanti: «Per me questo gruppo con cui ci si ritrova abitualmente rafforza il mio cammino di fede; non mi sento solo. Si soffre la stessa situazione, ma abbiamo voglia di una ricerca che parta dal profondo, in cui ritrovare Gesù che ci dà forza nelle difficoltà di tutti i giorni. Mi auguro che questo percorso possa continuare, perché è un modo bellissimo di riscoprire la fede. È una rinascita».

Non c’è certo spazio sufficiente per raccontare nei minimi particolari l’esperienza in corso, tuttavia quando è stato chiesto ai partecipanti che cosa volevano si dicesse in questo articolo, alcuni hanno sottolineato il "bisogno di sentirsi accettati, non giudicati". Più volte è emersa la loro disponibilità a sentirsi ancora utili all'interno delle parrocchie; il bisogno di "tornare ad essere testimoni di una realtà di fede": «se guardiamo al volto di Gesù attraverso tanti tasselli di un puzzle, tutti contribuiamo con la nostra parte ad offrire un'immagine più ampia e chiara di Lui».

Punto di forza nell'accompagnamento delle persone è la riflessione e la collaborazione tra le diverse componenti dell'équipe, perché in questo delicato tempo di accompagnamento nulla sia lasciato al protagonismo di qualcuno ma, al contrario, tutto sia manifestazione concorde dello spirito di prossimità e di maternità della Chiesa.

Ma alla fine, “i divorziati sono figli della Chiesa?”. Al di là dei problemi personali e di comunità cristiana; oltre al graffio presente sul volto della Chiesa; oltre le tante difficoltà a vivere appieno una ritrovata appartenenza alla propria comunità di fede; oltre i pregiudizi di alcuni, è incancellabile il dono del Battesimo, come luogo di identità sacramentale. Chi passa per il fonte battesimale, cioè chi riceve il Battesimo, entra a far parte “per sempre” della famiglia dei figli e delle figlie di Dio, per sempre nella Chiesa. Senza sconti o condoni strani ad alcuno, i divorziati, i separati, così come i conviventi o chi ha dato vita a nuove unioni, sì, sono ancora tutti figli della Chiesa, poiché a ciascuno di loro Dio non toglie il dono fatto della sua paternità/maternità. Essendo il luogo privilegiato della tangibile paternità e maternità di Dio, la Chiesa è se stessa ogniqualvolta si prende a cuore il vissuto di dolore dei suoi figli e li accompagna lungo nuovi itinerari di riconciliazione e di comunione di vita e di fede.

È la via di Emmaus, in cui prima di giudicare e di condannare, c’è il tempo umile dell’ascolto di tante storie di vita fino al momento dell’annuncio gioioso di una calda, rincuorante, pagina del Vangelo.



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