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Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

Grazie a tutti voi!

Pensiero del diacono Vittorio Vampa alla Comunità


Grazie a tutti voi!

Lucrezia, 4 novembre 2015
 25mo Anniversario di diaconato


Quante volte in tutti questi anni mi sono chiesto “perché proprio io?”, “perché proprio me Signore, così restio a mettere in mostra, così schivo?”.

Quante volte mi sono riempito di tutti questi perché. Ma ogni volta sentivo come una voce che mi diceva: “Coraggio, vai avanti, non sei solo”.

Ma ora che tutti questi anni sono passati, tanta gioia mi riempie il cuore ripensando come il Signore si è servito di me. Come non ricordare l’anno dell’ordinazione, il dramma di Alberto, la morte di mia madre, la gioia e l’emozione di quella mattina del 4 novembre dove mi sembrava che tutto il paese era presente nella sala San Paolo, stracolma di persone e gente incuriosita di vedermi vestito di una veste bianca accompagnato da Marisa, Cristiano e Francesco.

Come non pensare quei lunghi cinque anni di formazione in quella baracca della parrocchia della Santa Famiglia e la passione e l’entusiasmo di don Vincenzo. Era per noi di incoraggiamento.

Come non ricordare l’attenzione che il Vescovo Mario aveva in modo particolare per le nostre famiglie.

Come non ricordare il ritorno in diocesi del nostro Vescovo Mario dopo la malattia, dove diverse autorità politiche erano in attesa di salutarlo. Lui ha voluto che noi diaconi fossimo i primi ad incontrarlo con un abbraccio paterno.

Come non ricordare con commozione l’incontro con don Stefano Lamera a Loreto. Quando ricevette me e Marisa, ci disse: “Abbiamo alcune cose importanti da dirci, ma prima voglio che tu mi benedica”. Non feci in tempo ad oppormi, che già si era inginocchiato davanti a me, nonostante i suoi problemi fisici.

Un altro momento emozionante è stata quella mattina del 26 luglio 1991, a Castel Gandolfo, in udienza da papa Giovanni Paolo II e con la celebrazione della Messa insieme a lui. Visto che solo uno di noi diaconi poteva servire la celebrazione e dato che ero il più grande, i miei fratellini diaconi decisero che dovevo essere io quel diacono.

Un pensiero va anche alla comunità di Ripalta per l’accoglienza che mi ha sempre riservato, quando la seconda domenica di ogni mese celebro la Liturgia della Parola.

Grazie a don Sergio, perché aiuti noi diaconi a vivere il nostro ministero con gioia.

Ho lasciato per ultimo la mia famiglia.

Un grazie particolare a Marisa, per il suo aiuto e la sua diponibilità.

Un grazie a i nostri figli Cristiano e Francesco e alle nostre nuore Teresa e Giada, che noi consideriamo come vere figlie.

Un grazie anche alle loro famiglie, alle famiglie delle mie sorelle.

Infine, un altro grazie a tutti voi, che mi avete sempre fatto sentire la vostra vicinanza, il vostro sostegno e la vostra preghiera.

 

Vittorio Vampa,
diacono



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