I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Info

Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

La Sua pace è un'eco dentro di noi

Alla ricerca dell'Uomo interiore (2)


La Sua pace è uneco dentro di noi

Domenica 25 ottobre, ore 16.00, Cripta Emmaus: una nuova persona che partecipa al nostro incontro mensile ed è occasione per presentarsi, per dire chi siamo! Ognuno pronuncia il suo nome accompagnandolo con un gesto e tutti gli altri rispondono ripetendo il nome con il gesto, ma “amplificandoli”. È stata questa la prima esperienza di eco che abbiamo sperimentato: la presenza degli altri dà vigore e forza alla vita di ognuno. Così questa nuova amica inizia a conoscere i nostri nomi e il nostro modo di relazionarci con gli altri.

Per entrare nell’argomento che vogliamo approfondire, facciamo un’altra attività: uno di noi si mette al centro del cerchio così come siamo disposti. Ognuno gli dice con franchezza cosa vede di positivo e gli piace di lui: la sincerità, l’ironia, la calma, la bontà d’animo, il coraggio per il cammino intrapreso. È un bel momento. Ci serve per capire che gli altri possono essere l’eco di quello che siamo e questo, realmente, ci aiuta a conoscerci meglio. L’altro diventa importante, perché ci fa sentire chi siamo.

Ma questo non è l’unico tipo di eco che sperimentiamo. Vogliamo sentire quello della nostra voce, il suo reale suono. Così usiamo un tubo che ha inseriti due imbuti alle sue estremità: l’attività consiste nel parlare in uno dei due imbuti, mentre l’altro è appoggiato all’orecchio destro. In questo modo ognuno può sentire la sua reale voce e raccontarsi un pensiero positivo che lo accompagni nel mese che trascorrerà fino al prossimo incontro. È un’esperienza forte; c’è silenzio e ognuno ascolta l’eco della propria voce.

L’incontro continua: ora che abbiamo capito qualcosa di più degli echi fuori e dentro di noi, parliamo degli echi di pace. A volte i ricordi tristi, non solo condizionano il presente, ma possono proiettarsi pericolosamente nel futuro. Nel Ccenacolo, dopo la morte di Gesù, si vive l’esperienza di una storia finita. Quando Gesù entra, dice qualcosa di umanamente inaspettato. Non rimprovera chi lo ha abbandonato nell’ora della croce, ma dice: “Pace a voi. Non quella del mondo, ma la mia pace”. Questo saluto, che è un dono, provoca il risveglio nei sui discepoli. La sua pace li rimette in gioco. Rimette in gioco anche noi! È una sorta di reazione a catena: quando ritornano a noi echi di pace a seguito di una cosa che abbiamo detto e fatto. Nell'eco accade una cosa eccezionale: scopro che cosa c'era prima dentro di me.

Non è facile raccontare questo pomeriggio passato insieme, però possiamo raccontare della pace che ci ha lasciato e l’eco di questa pace accompagna il nostro cammino.



Commenti

Messaggio!

Non ci sono commenti

Lascia un commento