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Da smarriti a ritrovati nella Chiesa


Da smarriti a ritrovati nella Chiesa

Smarriti – Ritrovati, si può dire che la dialettica che esiste tra le due condizioni, è stato il tema di riflessione dentro il quale ci siamo mossi nel terzo appuntamento de’ “Le donne prendono la Parola” e la bussola che ci ha guidati in questo percorso è stato il brano del Vangelo di Luca “I discepoli di Emmaus”.

La serata ha preso avvio alle 18:30 nel parco di Villa Prelato Alto e ha visto la partecipazione di Don Ugo Ughi, per il commento al testo di Luca, con spunti di riflessione attraverso la lettura del brano di Vangelo,  tradotto da quattro bibliste (i Vangeli – ed Ancora - R. Manes, A. Guida, R. Virgili, M. Nicolaci) e accompagnati da Alessandra col supporto visivo offertoci dall’opera d’arte di Arcabas, artista contemporaneo che efficacemente ha raccontato il tragitto dei due discepoli attraverso sette tavole pittoriche (dipinti conservati nella chiesa della Risurrezione a Torre de’ Roveri – Bergamo). Entrambi ci hanno introdotti nell’atmosfera di disorientamento provato dai due discepoli di Emmaus, facendoci comprendere come i sentimenti di sfiducia, di abbandono, di disillusione, possano rendere ciechi,  tardi di cuore, privi di speranza anche noi che ci diciamo frequentatori di chiese.

Infatti, quando perdiamo di vista il Kerigma della nostra fede, cioè che Gesù è il Risorto e ci ha fatti partecipi della sua Resurrezione, allora ci sentiamo uomini senza speranza. Abbiamo allora pensato a quali sono gli smarrimenti che proviamo, quali i sentieri che percorriamo, come e con chi, scoprendo vissuti e storie di fede incamminati sulla via dello smarrimento, proprio all’interno della medesima esperienza di Chiesa. Esempi di  smarrimento possono essere quello dell’unità, dell’identità, la perdita della centralità della persona di Gesù, lo smarrimento della memoria, senza “il Risorto dentro” diventa estremamente difficile costruire una storia di relazione con lui e con la Comunità, e altro ancora.

Importante nei lavori di gruppo la ricerca di percorsi di ritrovamento. Fiduciosi per la continua presenza del Risorto in mezzo alla nostra esperienza di Chiesa, ascoltando dentro noi  stessi la voce dello Spirito, abbiamo pensato insieme quali potrebbero essere i possibili percorsi di ritrovamento dentro la Chiesa...
È emerso dai partecipanti come sia fondamentale, per ritrovare percorsi di ritrovamento all’interno della chiesa, smettere di parlare di Gesù, ma lasciare parlare Lui.  Ascoltare Gesù uomo, primo maestro di vita, smettendo di essere lamentosi e cominciando ad abitare parole positive, facendole diventare azioni di vita. Solo vivendo con la speranza e la gioia della Resurrezione possiamo sforzarci di vivere la nostra ferialità come una festa.

Infine, dopo una piacevole cena di condivisione, per celebrare, alla fine di questo percorso, il ritorno all’unità, il ritorno a casa o ad una persona, il ritrovamento della memoria, della speranza, del significato abbiamo vissuto un lieto momento di intrattenimento che ci hanno offerto Lorella e Manuela, le quali ci hanno presentato la vita di cinque personaggi femminili, donne che proprio nella loro umanità hanno voluto cercare  una modalità  di ritorno, ma che solo nell’abbraccio del Padre hanno potuto ritrovare la via di “casa”.

Nora de’ Nobili: “Sono gli anni del manicomio e dei presagi di una fine ormai prossima, dove disillusione e tragedia non dissipano però mai la contentezza di sé, la coscienza di un’esistenza testimoniata con femminile fierezza.”

Alice: “Ora, rischiando di andare fuori tema, ci tuffiamo nel mondo di Alice e lo facciamo in leggerezza… perché, come dice Italo Calvino, “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma è planare sulle cose dall’alto, per non avere macigni sul cuore” (da “Lezioni americane”)”.

Giovanna d’Arco: “Ogni uomo dà la sua vita per ciò in cui crede. Ogni donna dà la sua vita per ciò in cui crede. Spesso le persone credono in poco o niente e tuttavia danno la propria vita a quel poco o niente. Una vita è tutto ciò che abbiamo e noi viviamo come crediamo di viverla. E poi è finita. Ma sacrificare ciò che sei e vivere senza credere, quello è più terribile della morte”.

Frida Kahlo: “Il dolore rappresentato nelle sue tele non è mai tragico, casomai sfrontato e vivido: Frida disegna l’intensità e la debolezza del genere umano. I numerosi autoritratti, inusuali e pieni di colore, ci fanno percepire quanto questo corpo di donna ferita, sia stato centrale nella sua arte e nella sua esistenza”.

Maria:” “Se ancora non ci fosse, bisognerebbe elevare un santuario alla madonna della paura; nelle sue navate ci rifugeremmo un po’ tutti. Perché tutti, come Maria, siamo attraversati da quell’umanissimo sentimento che è il segno più chiaro del nostro limite. Madonna della paura ma non della rassegnazione, perché lei non si è mai lasciata cadere le braccia in segno di cedimento, né le ha mai alzate nel segno della resa”. (cit). Ma il dolore umano di Maria è trasformato dalla certezza della risurrezione del Figlio!”.

In Azione Cattolica la certezza che lavorare insieme qualifica ciò che vogliamo raccontare fa si che questi momenti formativi siano una proposta da condividere, non un singolo evento, un solo incontro, ma un progetto fra AC di più parrocchie che possa diventare cammino. Ringraziando tutti per la partecipazione attiva, ci portiamo a casa tre perle: Fiducia, Fraternità, Felicità, le tre F che conducono alla condizione di Beati.

I responsabili adulti parrocchiali AC

di Bellocchi Fenile Lucrezia e l’equipe



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