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Celebrare Dio


Più che celebrare Dio in un luogo e in un istante del tempo, Dio lo si celebra nel proprio esistere.
Presentandosi a Mosè sul monte Sinai Dio stesso di se stesso disse: "Io sono colui che è ", cioè io sono una realtà esistente. Mosè ne prese atto e da quel momento in poi egli fu ogni istante certo della presenza di Dio lungo il suo cammino; e della necessità da parte sua di lodare Dio ad ogni passo del suo santo viaggio di liberazione.
Nel proprio esistere le persone hanno il punto e il momento esatto del loro singolarissimo contatto con Dio.
Ancora oggi come un tempo, come comunità di persone, come umanità, uomini e donne di tutti i tempi e di ogni luogo della terra, abbiamo modo di elevare alle altezze dell'Infinito la mente, il cuore, le dimensioni più belle, più profonde e più vere del nostro esistere.
Gesù ne fu un esempio, anzi, una via eternamente attuale per ricondurre le singole persone e l'umanità tutta intera alla tavola del Padre Dio, Signore del cielo e della terra.
Essere la verità di se stessi, dunque, è la migliore forma di lode e di celebrazione di Dio nella propria storia personale, nell'unica esperienza di vita terrena.


LA PAROLA

«Per questo motivo, dunque, io mi inginocchio davanti a Dio Padre, a lui che è il Padre di tutte le famiglie del cielo e della terra. A lui chiedo di usare verso di voi la sua gloriosa e immensa potenza, e di farvi diventare spiritualmente forti con la forza del suo Spirito; di far abitare Cristo nei vostri cuori, per mezzo della fede.

A lui chiedo che siate saldamente radicati e stabilmente fondati nell'amore. Così voi, insieme con tutto il popolo di Dio, potrete conoscere l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo, che è più grande di ogni conoscenza, e sarete pieni di tutta la ricchezza di Dio.».

 

[Ef 3,14-19]

IL TESTIMONE

«Signore, facci ricordare che il tuo primo miracolo lo facesti per aiutare degli uomini a far festa, alle nozze di Cana. Facci ricordare che chi ama gli uomini, ama anche la loro gioia, che senza gioia non si può vivere, che tutto ciò che è vero e bello è sempre pieno della tua misericordia infinita».

 
[Fedor Dostoevskij]

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