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Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

Chi non è contro di noi è con noi

Introduzione alla XXVI domenica del Tempo Ordinario (B)


Chi non è contro di noi è con noi

Mc 9,38-43.45.47-48

Pensare che solo all’interno di certe mura, di una data esperienza di fede e di chiesa, sia possibile produrre e fare il bene alle persone non è altro che un vero e proprio peccato di superbia e di presunzione. Anche Giovanni, il discepolo prediletto dal Signore, ci cade in pieno in questa mancanza di apertura mentale: non solo egli pensa che altri non si debbano permettere di operare il bene, ma addirittura allunga la mano per bloccare chi, proprio perché fuori dal gruppo, si è preso la libertà di fare il bene usando il nome di Dio. Per Giovanni impedire ogni forma di abuso, che il bene, opera taumaturgica di Dio, resti cioè sotto controllo, è questione di garanzia e di sua fedeltà alla missione del Nazareno. Un po’ come se Giovanni dicesse: “Se per caso non te ne sei accorto, Gesù, ci penso io a difendere i tuoi interessi”.

Gesù che fa? Con altrettanta fermezza chiarisce la sua posizione e dà a Giovanni, e a tutti noi, una lezione di tolleranza e di coraggiosa adesione al suo insegnamento: essere tolleranti verso chi non pensa o non opera come vorremmo noi; essere decisi nel togliere via da se stessi quello che ostacola, ciò che impedisce a noi e agli altri, un’autentica sequela di Dio senza incertezze né ritorni indietro.

Per il Maestro di Nazareth tutto si gioca, invece, ad un livello ben più profondo, sul piano della correttezza del proprio cammino di vita, dell’autenticità della propria sequela, della purezza della propria coscienza di discepoli suoi. Nel segreto interiore del proprio vissuto in corso, è lì che ciascuno deve sapere fare opera di discernimento del suo spirito e del suo cuore. Quante cose faremmo in modo diverso se solo fossimo capaci di leggere alla luce del pensiero di Dio le intenzioni del nostro vivere. Se nel segreto della coscienza non avviene questa operazione di bonifica del cuore e della mente, difficilmente l’operosità della vita sarà consona alle vie del Vangelo.

Che fare, allora? Più che giudicare il bene operato dagli altri, anche se ciò accade per santa invidia, imparare piuttosto a lodare Dio per tutti i germi di bene che spuntano qua e là nel campo immensamente variopinto dell’umanità.



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