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Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

Tu scendi dalle stelle


1. Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo,
e vieni in una grotta al freddo, al gelo. (2 v.)
O bambino mio divino,
io ti vedo qui a tremar. O Dio beato!
Ah, quanto ti costò l’avermi amato! (2 v.)

2. A te, che sei del mondo il Creatore,
mancano panni e fuoco, o mio Signore. (2 v.)
Caro eletto, pargoletto,
quanto questa povertà più m’innamora:
giacché ti fece amor povero ancora. (2 v.)

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