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Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

Nostalgia di una sorgente


1. Ho sempre tanta nostalgia di una sorgente
da cui son nato, goccia piccola, infinita;
non ero solo, era un fiume di fratelli:
un vento forte aleggiava su quell'acqua.

Acqua viva sei Signore
io mi perdo nel tuo mare,
corro nella tua corrente,
grido la mia libertà. (2 v.)

2. Ed era l'alba e nacque il sole dietro ai monti:
riempì tutta la mia goccia in un istante
e la mia vita già non era più la mia,
avevo un volto: era il Tuo, Padre mio!

3. Ed ascoltavo, la tua voce mi creava
in ogni istante; mi donavi la tua forza
per camminare in mezzo ai sassi d'una strada
con i fratelli che incontravo ad ogni passo.

4. Ed ho voluto anche seguire strade mie
dove non eri, dove ho perso la tua luce
e la mia veste, dono tuo del primo giorno,
s'era sporcata d'una terra solo umana.

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Autore
Giosy Cento
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