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Dio e l’uomo parlano tra loro con parole e gesti, per raccontarsi l’un l’altro quanto palpita dentro di loro e per costruire ponti di comunione. Nella regola dell’ascolto avviene l’arte dell’incontro tra menti e cuori di mondi infiniti.

Quando le stagioni della vita personale sono attraversate da Dio ha inizio la festa della terra con il cielo. Celebrare è questione di fede, quando ciascuno rende gloria per la bellezza dell’altro: l’uomo a Dio e Dio all’uomo.

La fedeltà a Dio e all’uomo si gioca nella capacità di servire entrambi per amore. Nel gesto del servire sono le parole e il sorriso a rivelare la verità dei cuori e, ancor di più, l’amore senza limiti per la gioia e per la vita degli altri.

Mio Dio, mi abbandono a te


Mio Dio mi abbandono a Te,
mi arrendo al Tuo amor.
Mio Dio io amo al Tua croce,
Mio Dio vivo del Tuo amor.
Mio Dio io amo al Tua croce,
Mio Dio vivo del Tuo amor.

Anche l’uccello trova la sua casa,
la rondine ritrova il suo nido.
La mia gioia è vivere in te e in te
lodare la vita.

Passando per la valle del pianto,
ne hanno fatto sgorgare fonti vive
e marceranno sempre più in alto e in
Sion vedranno il Suo volto.

Io ho scelto: un giorno con te vale
per me ben più che mille altrove.
Dio Sabbaoth ho fiducia in te, oh mio
Dio amo la Tua casa.

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Autore
RnS
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